Piccole idee crescono (titolo originale “non si vive di sole modelle”)

Da qualche anno a questa parte quando un’agenzia ti chiama per un preventivo (e poi magari per uno scatto) non ha bisogno solo di una fotografia.

Purtroppo no, perchè una semplice fotografia crede di potersela fare “in casa” avendo appena comprato una macchina fotografica digitale, avendo quindi tutto ciò che serve per realizzare una buona fotografia digitale.

Più facilmente avrà pensato di farsela in casa e magari il cliente l’avrà ritenuta insuff (come a scuola) e solo a quel punto avrà chiesto a te di farla, trascurando magari dettagli tipo “ops scusa il pratino è massacrato e ci sarà da rimettere tutta la sabbiolina a posto con le pinzette” visto che il prototipo che abbiamo distrutto è l’unico per ora disponibile.

L’oggetto in questione (un prato sintetico in pacchetti per campi da calcetto) necessitava di un vero trapianto in piena regola e di un’idea per congelare tutto prima del successivo crollo. Della pazienza non parliamo, dell’idea si: il pratino è stato ricomposto all’interno di una scatola di polistirolo, fondo compreso, e poi fronte retro letteralmente affettato con due lastre di vetro attraverso le quali è stata scattata la foto. Trattandosi di un’idea di prato la luce è ovviamente dall’alto, cosa che tecnicamente funziona bene perché non produce riflessi sui vetri.

Altre volte il progetto grafico è pronto e mancano le immagini (errore di fondo perché le cose dovrebbero essere studiate contestualmente all’inizio lavoro e non integrate in un secondo momento) e le varie banche di immagini non hanno nulla che sembri studiato a tal proposito.

Così il cliente ha in mano una brochure con tanto testo e neppure un’immagine e si ritrova con un lavoro caratterizzato da due colori dominanti, arancione e blu, e ti chiede di realizzare scatti in azienda con il medesimo tema dominante. Il soggetto è la telefonia e il cablaggio aziendale ed ancora una volta la tentazione è uno scatto normale postprodotto da un guru di photoshop. E’ invece decisamente più veloce ed efficace utilizzare due flash montando sulle parabole una gelatina arancione da una parte e blu dall’altra: un tempo di scatto veloce ed un diaframma piuttosto chiuso azzerano la luce ambiente e l’effetto cromatico è coinvolgente e molto naturale grazie anche alle ombre ad ai passaggi di colore che produce (con tutto il rispetto per i guru di cs)

Inoltre la grande versatilità della luce flash permette mi miscelare il colore in infinite percentuali e con diverse intensità per raggiungere un effetto molto marcato (come qui sopra) oppure più morbido come sulla cornetta, basta variare la distanza delle luci dal soggetto per avere un’illuminazione più diffusa oppure più puntiforme.

Una luce pulita e radente enfatizza invece questo scatto studiato per un coltello di un artigiano realizzato con una lama in acciaio a pacchetto, quello tipo damasco per intenderci.

La peculiarità da mettere in risalto era la superficie del pacchetto multistrato lavorato a mano per rendere ogni pezzo assolutamente unico. L’idea di utilizzare la trama dell’acciaio come fondo per brochure e cartellonistica ha aggiunto un piacevole senso grafico ad un oggetto nato per non passare inosservato. La luce è data da un flash monotorcia da studio con montata una griglia a nido d’ape che rende la luce molto direzionale e segna in modo netto e contrastato i passaggi dell’acciaio

Un passaggio in photoshop porta su toni chiari il disegno ed ospita un profilo più ampio del coltello e la firma dell’artigiano presa dalla lama stessa.

La fotografia di oggetti, lo still life, quel genere industriale che io tanto amo per gli stimoli e l’attenzione che richiede è anche questo, una ricerca di piccole idee che li rendano protagonisti agli occhi di tutti. E come sempre in fotografia la luce resta l’indiscussa protagonista.

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