Hasselblad H4D prime impressioni

Sarà la vecchiaia o forse la passione ma scrivere un articolo su “sua maestà Hasselblad H4D” mi crea qualche problema: ho troppo letto di entusiastici pareri tutti quasi suggestionati dal non poter parlare se non in termini superlativi di questo pezzo di storia che oggi col digitale è di nuovo più attuale che mai.

Si sente quasi una sorta di fiato sul collo, come se il vestito nuovo dell’imperatore lo indossassi dal momento che ho deciso di sposare ancora una volta il medioformato digitale, che molti reputano solo un inutile esercizio stilistico d’immagine.

Io di quelle foto da studio che ritraggono una bottiglia d’amaro, con accanto un colorchecker, sei pastelli a cera ed una moneta ne ho sempre guardate tante ma con poca passione ed anche se mi affascina leggere delle prove al microscopio per contare le linee di risoluzione…beh alla fine non vendo microscopi e quindi ho deciso di montare un paio di ottiche e farla “lavorare” cioè farle fare ciò che deve, senza coccolarla necessariamente con luci fantascentifiche o nascondendone i limiti dovuti al peso, alla scarsissima batteria o alle vibrazioni non indifferenti.

Così intanto mi sono tolto alcuni dei più fastidiosi sassolini che Hasselblad nasconde nelle pregiate scarpe che vende ed ora queste scarpe posso sfoggiarle.

Com’è ? Meravigliosa, pesante ma ben bilanciata, con una costruzione che non esiterei a definire “libidinosa” anche se poco feeling trovo nel piccolo flash popup che schizza fuori da un  precario alloggiamento in plastica.

Per andarci leggero il primo scatto test è in un appartamento il luce naturale “arricchito” da un beautydish di tre quarti su monotorcia profoto, sfondo pulito da un secondo flash elinchrom che imbottisce dal soffitto per togliere qualsiasi ombra ed una finestra sullo sfondo bruciata da 2 stop di sovraesposizione, insomma non puoi sbagliare, voglio un incarnato naturale e pulito, morbido, che sappia di analogico come un buon vinile. Ti offro uno scatto ad 1/100 di secondo che per un 150mm dovrebbe bastare per esser fermo a mano libera, un diaframma a f. 4 e 1/3 e mi aspetto una zona fuori fuoco che sembri un pastello di quelli buoni.

Il suono di questa macchina è forte e deciso mentre scatta, anche se i toni di conferma mi ricordano ad ogni click che sarà un file digitale quello che svilupperò. Non è una scheggia ma neppure i flash lo sono, non mi sta stretta e nel mirino la luce è bellissima, di una pulizia che non ci si può godere spesso né prima né dopo di uno scatto. Il ccd è molto grande e se ne avverte il calore da subito, capisco così dove se ne andrà la maggior parte della batteria cui fatico a sorridere.

L’incisione sulla messa a fuoco è ottima ma sono tentato d’entusiasmarmi quasi di più per il bellissimo sfondo, quello che chi ha studiato chiama tecnicamente “Bokeh” cioè la resa fuori fuoco della zona davanti e dietro alla mia piccola amica, davvero molto buona.

hasselblad h4d marco pullia fotografo

In esterno la tentazione di una raffica (che non posso sparare) si avverte solo per un istante, sembra strano ma il piacere di guardare qui dentro (ho montato un 80mm ora) è talmente palpabile da metter voglia di andare piano, di godere di questa luce e di questo colore che purtroppo in questo jpg si perde. Ma l’autofocus lavora davvero bene ed è di nuovo una piacevole sorpresa, anche senza scendere nei dettagli del famoso TrueFocus inventato da Hasselblad.

Il mio principe è scattato a 1/200 di secondo, iso 100, f. 5.6 e 2/3, dettagli e colore hanno una gamma di sfumature ampia e ben bilanciata, mai chiassosa mai eccessiva. Il file è davvero grande ma ciò che più impressiona è la qualità al 100% dell’ingrandimento, testimonianza che l’all in one Hasselblad progettato attorno a sensore, ottiche dedicate e software di gestione vale ben più della somma delle singole parti, tanto da giustificare l’investimento iniziale per poi godere di un flusso di lavoro semplice, che richiede davvero pochissime correzioni.

hasselblad h4d marco pullia fotografo

Rubo ancora uno scatto per provare un tubo di prolunga, voglio vederla ancora sobria sul colore, sulla trasparenza, sull’interpretazione

Poi torno in studio, voglio pensare a qualcosa per un pannellone di una pubblicità, è ora che proviamo anche questo tanto blasonato otturatore centrale, che già mi era simpatico sulla mia Rollei biottica 6×6 ormai 30 anni fa, ma non voglio fartela troppo facile. Accendo tre flash, bassi bassi, la tazzina l’ho voluta invecchiare senza neppure toccarla facendo riflettere sullo specchio del bordo lo sgabello laccato nero, un bicchiere di latte, voglio il bianco, voglio che persino il bianco abbia una sfumatura di colore, sono troppo affascinato dal respiro e dalla morbidezza di questo ccd enorme. Regolo poco, non provo, voglio che sia uno scatto di pelle, voglio pensare che la magia sia una delle opzioni per cui è stata progettata. Non è un trattato di fotografia ad alta velocità, non è (non lo è mai) una semplice gara di pixel è una prova di potenza e di controllo, di chi ha assimilato tutto il resto ma ora si gode la magia.

Il signor Illy spero apprezzerà la passione, la misura, il respiro.

5 Responses to Hasselblad H4D prime impressioni

  1. Fulvio says:

    per uno che alla tecnica ci si è solo avvicinato moooolto da lontano un 10 a questo articolo, un 10 alla Hasselblad:è sempre la Rolls-Royce della fotografia e…un 11 alla “i” scritta col latte: il signor illy impazzirà!
    bravo

  2. Grande Marco, ottima recensione!

  3. Massimo says:

    Ottima recensione con finalmente un taglio diverso dai soliti geek feticisti di pixels & co.

    io ho appena preso la hd4 31 ed è davvero una meraviglia…

  4. fotopullo says:

    io trovo che il medioformato, per chi è un po’ attento ai dettagli, resti un pianeta a parte, ben a prescindere dalla quantità di pixel. Sono figlio di una contax 645, passata dalla velvia ad dorso digitale Kodak, poi a quello Imacon di Hasselblad. Se così non fosse starei sbagliando da molti anni insomma 😉

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