Abbandonare la luce perfetta

Nelle ultime due settimane ho dovuto perdere il “vizio” e la dipendenza dalla luce “perfetta” quella dei flash. Si, perchè le luci Profoto da studio ti viziano, sono regolabili senza soluzione di continuità da potenze bassissime (tanto da fondersi silenziosamente con la luce ambiente) fino a vere e proprie fucilate in grado di azzerare la luce del sole e rendere tutto ciò che non ne è investito completamente nero. E, in mezzo, tutto ciò che si vuole, in step da meno di 1/10 di diaframma.

E questa è una dipendenza, è il controllo su tutto, è trovarsi con uno scatto che una volta regolata la temperatura di colore è “a posto” cioè che non necessita di grandi interventi (e lo dimostra il fatto che le mie foto passino spesso da Photoshop ma rarissimamente da Lightroom)

Poi in poco più di una settimana mi trovo a miscelare la luce ambiente in tre diverse situazioni in cui, per un motivo o per l’altro, la luce del flash pare non essere la soluzione migliore:

in questa prima uscita andiamo a fotografare, in piena notte, delle auto: sullo sfondo un riconoscibilissimo ponte di Calatrava che ci colloca a Reggio Emilia, con la solita Hasselblad h4d ma abbastanza lontano dallo studio (e dal budget) per portarmi dietro qualche flash…per la cronaca ci sarebbe stato bene una luce tipo il mio Profoto AcuteB…e invece dal cilindro esce una normalissima torcia a led sufficiente (in una sorta di open flash di sopravvivenza) a tirar fuori dal buio completo questa e molte altre belle immagini:

hasselblad H4D

L’Hasselblad appoggiata irriverentemente per terra, la torcia in mano letteralmente a pennellare il lato soffermandosi sul cerchione anteriore come specificamente richiesto dal mio “cliente”, un tempo lungo per catturare la luce ambiente e soprattutto lasciarmi il tempo per “pennellare” appunto.

Tutto il resto, sostanzialmente ad occhio (esclusa la messa a fuoco s’intende).

Il risultato è decisamente buono, sia per il colpo d’occhio dello sfondo sia per il dettaglio ben inciso dei cerchi bmw.

 

Qualche giorno dopo andiamo invece a Reggello, vicino a Firenze, per incontrare Pierluigi che assieme alla moglie Lorena gestisce un bellissimo ristorante, una vera chicca per occhi e palato.

I locale è particolarissimo, a cominciare dalla cantina fino alla cucina ma sfortunatamente la mia luce “perfetta” è troppo pulita, troppo analitica e precisa per un posto così: la cantina racchiude una vera collezione di bottiglie, cimeli di guerra, ricordi di una vita e colori che non si possono ripulire con un colpo di flash, neppure il più leggero e discreto. Scegliamo quindi di usare delle lampade alogene Ianiro, una delle quali con la mia amata lente di Fresnel davanti, ma la luce (perfetta in temperatura) è ancora troppo pulita.

Il colpo di mano stavolta è un vecchio forcone usato per far ombra sulle bottiglie dopo aver fatto passare il fascio di luce da una grata per ammorbidirlo ulteriormente: adesso ci siamo, il colore delle mie alogene è perfetto per rispettare il giallo che domina (anche se almeno 5 diaframmi sotto) accanto alle vecchie lampadine della cantina. C’è la polvere, l’atmosfera, la cura e la passione di un luogo speciale, da visitare come un museo.

hasselblad h4d

hasselblad h4d

 

hasselblad h4d

In cucina la questione è un po’ diversa perchè la luce è da miscelare con quella di lampade al neon che poco somigliano alle mie alogene ed in più c’è il dilemma se seguire l’atmosfera del resto del servizio oppure puntare sull’idea di pulizia tipica delle cucine e riportare i toni del colore su quelli di un bianco più neutro. Alla fine vince la scelta d’atmosfera, quella di un tono molto caldo, che permette ad un servizio fatto di tante foto diverse (ed in ambienti completamente diversi) di convivere sullo stesso catalogo con il filo conduttore del tono caldo.

hasselblad h4d

 

Tornato in provincia di Reggio Emilia mi sposto a Bagnolo in Piano a fotografare la nuova veste della palestra Zuccagialla, in uno “splendido giorno nuvoloso” che ancora una volta vuole mischiate luci diverse in spazi ampi, in cui vorrei però evitare ombre fastidiose che svelino “il trucco” delle luci aggiunte.

zuccagialla hasselblad h4d

Scelgo (anche per motivi di tempo) di aggiungere all’ambiente soltanto due punti luce, quelli da reportage veloce, i metz a torcia, un bel numero guida 60 a batteria, con modeste possibilità di regolazione e soprattutto senza accessori sulla parabola. Li maschero però sullo sfondo perchè l’idea è quella di comunicare la sensazione di una palestra luminosa, dai grandi spazi, e con un diaframma molto aperto ed una forte luce dietro al soggetto il risultato è decisamente buono.

Sulla ragazza (foto sopra) quasi solo luce ambiente (vicino alle finestre la luce c’era) e poi dietro luce, luce, luce, anche se da due sorgenti un po’ di fortuna (si nota infatti una leggera lama di luce provenire da sinistra che disegna il viso in modo molto uniforme rendendo il muro sullo sfondo della stessa luminosità della grande vetrata sulla destra). Stessa temperatura colore, ambiente pulito senza ombre.

Anche nelle due foto in basso la luce dei flash è posta solo alle spalle del soggetto, lasciando alla luce ambiente che entra dalla finestra il compito di illuminare il soggetto in primo piano (per questo la temperatura colore davanti è leggermente più calda di quella sullo sfondo)

zuccagialla hasselblad h4d

zuccagialla hasselblad h4d

Ed ora? ..ridatemi le MIE luci 😉 

 

 

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