Storia breve di una Fotografia

hasselblad h4d 150mm diaframma f/18 esposizione 1/125 sec illuminazione profoto pro 7a 2400w/s

C’era una volta l’alogenuro d’argento ma oggi non interessa più a nessuno cosa c’era e solo in pochi seguono cosa ci sarà domani. Ci accomuna però il fatto di avere ancora oggi, in barba al digitale ed alla post-produzione, la necessità, il gusto, la passione per la nascita di una fotografia, per tutto ciò che le sta dietro. Certo non parlo delle foto di reportage scattate al volo, delle istantanee col telefono, delle foto in spiaggia ma non ci sono solo quelle.

Poco tempo fa nel realizzare una foto di famiglia ad un amico, sua figlia Agnese vedendomi tirar fuori mille cose dalle borse mi ha chiesto “quando la fai la foto ? ” …tra un’oretta, circa, direi…ma è quella la macchina ? No, questo si chiama esposimetro, e così via, giusto per darvi l’idea. E quello? Quello è un flash, si chiama Profoto e fa un sacco di luce, lo metto qua per ammorbidire le ombre sullo sfondo. E quello? Quello lo metto dietro la finestra per far finta che ci sia il sole… Ma insomma quanto ci metti a fare una foto ??

Certe foto hanno bisogno di partire da un’idea, dal progetto di una ricerca, dalla raffigurazione mentale, dal sogno, che abbiamo da realizzare, poi servono materiali, location, il giusto orario della giornata per fondere la temperatura di colore della stagione con la giusta luce. Poi, solo poi, l’attrezzatura che va montata, testata, regolata.

Si, ma insomma quanto ci metto a fare una foto ?

Tanto e proprio per questo quando scatto mi emoziono, perchè è un po’ come l’eccitamento il giorno dell’esame per il carico che si porta dietro, “non è solo il giorno in se” ma la storia che ha portato a quello specifico giorno.

Vi faccio un esempio:

  • CL(iente) Le mando un paio di campioni per un test, li vorremmo su fondo nero ma un po’ mosso non la solita carta
  • IO(fotografo) Bene, preferite una superficie a specchio o opaca?
  • CL Meglio opaco, ci saranno pezzi singoli e qualche visione d’insieme, vorremmo però anche qualcosa di “emozionale” per i cataloghi prodotto.

Beh ovviamente non ce l’ho pronto ma:

  1. prendo dallo studio un paio di assi che uso per fare delle quinte e li taglio di una misura umana per poterli portar fuori
  2. vado in un buon colorificio e per quasi due ore discuto con il loro tecnico sui materiali possibili
  3. esco dopo aver investito 56 euro in 6 kg di stucco murale per esterni, grigio non bianco, 2 kg di pittura da muro nera opaca e un frattazzo
  4. giorno 1: impasto e stendo lo stucco (circa 3 ore) poi lascio a riposo per 2 giorni. Il supporto così realizzato è perfetto perché offre infiniti punti di vista sempre molto diversi, estremamente sensibili all’angolazione e al tipo di luce impiegata
  5. giorno 2: prima mano di vernice nera al mattino, seconda mano alla sera
  6. giorno 3: montaggio in studio e prova luci

test nikon D3 luce naturale

La porcellana è perfetta, è nuova, è scintillante come solo un prodotto nuovo può essere. Io e Giada la maneggiamo solo coi guanti che usiamo per trattare le stampe in studio, la luce viene filtrata da tre diffusori di dimensione crescente per produrre sfumature leggerissime (due strati del bank, un diffusore interno ed uno esterno più un ulteriore bank da campo 2×2 metri lastolite).

Appena appoggiato l’oggetto sul tavolo stuccato e pitturato è necessario soffiarlo con una pompetta, pulire il sensore dell’ hasselblad (per fortuna le macchine da studio medioformato hanno un’accessibilità al sensore eccezionale a differenza delle normali reflex) realizzare alcune maschere in carta per gestire le specchiature sulla porcellana e avvolgere la macchina lasciando spuntare solo l’ottica per evitare che si rifletta nello scatto.

hasselblad h4d 28mm hcd esposizione 1/160 sec f/16

Pronti, via, servono “soloun paio di minuti per inquadrare e scattare, ne serviranno poi circa 20 di postproduzione per rimuovere dall’immagine i microscopici granelli di polvere presenti nell’aria e tarare il colore sul riferimento dello scatto iniziale realizzato con il Color Checker Passport al posto della tazza. Si perchè la tazza è semplicemente bianca solo ad un occhio distratto, le diverse sfumature vanno preservate a tutti i costi (in questo caso l’acquisizione nativa a 16bit del colore mantiene una grande precisione difficile da apprezzare su monitor di gamma bassa).

Insomma Pullo (si per Agnese sono Pullo) ma quanto ci metti a fare una fotografia ?  

Quasi quattro giorni Agnese 😉

hasselblad h4d ottica 28mm hcd 1/160sec f/16

 

 

2 Responses to Storia breve di una Fotografia

  1. Emiliano says:

    Articolo degno di nota. Sull’argomento in di cui scrivi qualche giorno fa ne ho letto tanto, ma considero che questo sia unico.

    ciau

  2. fotopullo says:

    grazie, mi fa molto piacere che tu sia uno di quelli che lo ha “letto e apprezzato” fino in fondo 🙂

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