Il fascino dei contrasti

Mio padre mi raccontava di mio nonno e gli si illuminavano gli occhi. Il nonno Arnaldo era uno stimato chirurgo a Salò, grande lavoratore ed esempio per i sette figli: tutti sapevano chi fosse e tutti lo stimavano.

 

anna-0016-2

 

A Natale e a Pasqua, in casa Manenti, non mancavano mai cestini con vino e cibarie. Venivano portati da quelli che, grazie a mio nonno, erano riusciti a spostare l’ora della morte un po’ più in là.

 

anna-0018

 

Sono cresciuta con l’ambizione di essere stimata per le mie capacità. Come mio nonno, come mio padre, come mia madre. Sì, io volevo diventare una donna forte.

 

anna-0133

 

Il problema è che se fallisci non vali più nulla.

 

anna-0265-copy

 

Se perdi tempo non vali più nulla. Ti stai buttando via. E quello che stai facendo non è mai abbastanza perché potresti dare di più. E l’insoddisfazione diventa frustrazione, la frustrazione diventa impotenza e l’impotenza diventa angoscia.

E l’angoscia è una fottutissima merda.

 

anna-0009-2

 

-piccola storia generica di come nasce l’angoscia-

 

L’ambiente in cui ti trovi, all’inizio, è sempre stimolante: ti sembra di poter crescere, hai una prospettiva a lungo termine e ti senti una persona forte e intelligente. Ma dopo un po’ ti rendi conto che non è abbastanza. Hai smesso di fare progressi e questo non è quello che vuoi, mai nella vita. Eccola, arriva l’insoddisfazione, che lentamente si trasforma in angoscia e tu sopporti e ti dici che magari passa, ma alla fine non passa mai.

 

anna-0172

 

A questo punto puoi prendere due strade: o ti lasci schiacciare o riesci a reagire, mandi tutto affanculo e ricominci da capo.

Ci sono persone che vivono schiacciate una vita intera e giuro non ho idea di come facciano.

 

anna-0022-2

 

Io, che ho 22 anni, ho cambiato due università, ho perso molti amici, ho cambiato quattro città, qualche lavoro, qualche moroso, qualche passione.

Non senza soffrirne, anzi. Sono stata anche ricoverata per un paio di mesi per una crisi depressiva, due anni fa, e quell’esperienza mi ha segnato profondamente. Ho vissuto e fatto mille cose assurde, nel bene e nel male, davvero.

 

anna-0230

 

Volevo diventare una donna forte. A 18 anni scopro su youtube dei video di strongman, con omoni enormi che fanno stacco da terra con le gomme dei camion. Al primo giorno di palestra esordisco con: “voglio diventare forte e muscolosa”.

E a distanza di tre anni e mezzo, dopo aver sperimentato mille metodi di allenamento ed aver trovato quello giusto, mi ritrovo ad essere campionessa italiana di powerlifting con record italiano proprio nello stacco da terra e di totale.

Voglio diventare una donna ancora più forte.

 

anna-0042

 

La mia passione è diventata anche lavoro. Cerco di dare il massimo, perché voglio poter offrire un servizio sempre migliore. E la cosa più bella è avere intorno gente che riconosce il valore del tuo lavoro, riconosce la tua competenza, proprio come insegnava mio nonno.

 

anna-0119

 

Non posso sapere se l’angoscia prenderà il sopravvento anche su quello che sto costruendo adesso. Ma il fallimento, purtroppo, è parte del gioco.

 

anna-0094

 

Ph Marco Pullia, testo Anna Manenti

 

Posted in Blog | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

La fotografia che non c’è più

plastica sole

Questa è la mia prima pubblicità realizzata su commissione da un’agenzia, scattata con la mia prima Hasselblad (una 500 c/m a pellicola) poco più i 20 anni fa, pagatami forse 300.000 lire.

Funzionava così: ti facevi un’idea, cercavi di tradurla in luce colore inquadratura, regolavi tempo e diaframma, un rullino di Diapo (di solito iso 100) e poi esposimetro cavalletto esposizione a forcella e click.

Lo sviluppo per noi del mestiere arrivava in un paio d’ore, un laboratorio professionale come quello di Franco Vecchi a Reggio Emilia ti poteva fare anche uno strip test immediato per valutare bene la densità dello scatto e decidere se tirare un pochino lo sviluppo del rullo intero.

Le macchine fotografiche avevano tutte le possibili regolazioni necessarie per uno scatto impeccabile, vale a dire la ghiera del tempo e quella del diaframma.

h4d vs leica_0008

L’immagine era l’emozionante meta di un viaggio, l’idea, la scelta della pellicola, la “previsualizzazione” del risultato sull’esperienza di quelli fatti in precedenza, insomma una maratona se pensata oggi.

Oggi l’idea è un tantino diversa, non ve ne parlo perché la conoscete meglio di me, ma ciò che non c’è più ha tolto tanto anche al risultato finale.

Quello che non c’è più è quella “tensione” che rendeva ogni scatto pieno di aspettative e per questo anche di attenzione, ricerca, cura. E quando sbagliavi correvi a rivedere i valori impostati per aver perso un dettaglio in una luce o aver chiuso troppo un’ombra.

lido Po_0040

Oggi, che sono ormai un vecchio fotografo, voglio consigliare a chiunque di spendere più tempo in quella cultura generale, roba di base non spaventatevi, per masticare un po’ di più della fotografia che sta prima dello scatto.

eclissi 20032015_SIL7102

La digitale sarebbe fantastica per rivedere i cosiddetti metadati ma purtroppo quasi nessuno lo fa. Davanti ad una foto molti mi chiedono se cambiare la loro reflex migliorerà i loro risultati, se sia indispensabile un obiettivo uguale al mio, se Photoshop abbia cambiato il mio modo di lavorare. Il mio consiglio, quello ufficiale, quello che le tre persone che mi leggono hanno già sentito mille volte è questo: smettete di aspettarvi dalla reflex totale la soluzione dei dubbi e dei limiti di quella attuale, smettete di guardare le foto solo dopo averle scattate, cominciate invece ad appassionarvi al viaggio, dedicate tempo ad ogni scatto, smettete di fotocopiare tutto ciò che vi sta attorno come fanno tutti, datevi una mossa e non siate pigri, perché anche alla nostra età abbassarsi per fotografare un panorama o trattenere il respiro per non fare una foto mossa non vi ucciderà.

gall B6552038

 

 

 

Posted in Blog | Tagged , , , | Leave a comment

Vivarte sulle punte

h4d 1/200 f/3.3 iso 400 80mm

h4d 1/200 f/3.3 iso 400 80mm

 

Gli scatti del fotografo fissano un’immagine, un istante che vi svela un mondo. Quello della danza classica, dove il movimento è studiato in ogni particolare e nello stesso tempo vi appare naturale e fluido.

h4d 1/200 f/2.8 iso 400 80mm

h4d 1/200 f/2.8 iso 400 80mm

 

Dove la purezza del gesto è frutto della ripetizione giornaliera e costante degli stessi esercizi per anni e anni, esercizi eseguiti alla sbarra, l’amica/nemica di noi ballerini, su cui sfoghiamo quella tenacia e determinazione che ci porterà a danzare senza peso su un palcoscenico, o che forse, malgrado tutti gli sforzi, non ci porterà su quel palco tanto sognato……

h4d 1/160 f/4.0 iso 400 28mm

h4d 1/160 f/4.0 iso 400 28mm

 

Ma l’immagine dell’equilibrio, dell’armonia, della maniera in cui ci muoviamo, della cura con cui allacciamo il nastro di una scarpetta, del modo in cui colleghiamo ogni passo al precedente e al successivo in un unico discorso di passi e musica……

h4d 1/400 f/6.3 iso 100 80mm

h4d 1/400 f/6.3 iso 100 80mm

 

resterà impresso nel nostro corpo e nel nostro io perché ballerini si rimane nell’anima.

h4d 1/400 f/7,1 iso 100 80mm

h4d 1/400 f/7,1 iso 100 80mm

 

Rahel Righi, Vivarte Reggio Emilia

Posted in Blog | Tagged , , | Leave a comment

Promozione Mordi e Fuggi estate 2015

cor_MAR7894

Dal 24/7 al 30/8 c’è il Pacchetto Mordi e Fuggi che ti propone uno sconto del 30% sul prezzo di listino, per assaggiare la qualità di un servizio professionale in  formato estivo, sulle prenotazioni via web di:

  • Corso individuale di fotografia (massimo 2 persone). Durata: 2 ore, in studio con attrezzatura professionale e dispensa di fine corso personalizzata (come impostare la TUA macchina fotografica o cosa acquistare, trucchi e correzioni di base in photoshop, uso di flash e accessori, ecc.)  prezzo di listino euro 70+iva
  • Mini Book fotografico: tutto in un’ora, in studio o in città, 10 immagini postprodotte e stampate su carta fotografica 18×24, di te o dei tuoi figli, consegna in 7 giorni lavorativi, prezzo di listino euro 160+iva

Le iscrizioni vanno inviate a info@marcopullia.it indicando quale pacchetto si sceglie, una preferenza su data e ora ed un recapito telefonico.

Posted in Blog | Tagged , , , | Leave a comment

Foto Grafia: immediata, impegnativa o complicata?

Un soggetto per tre scatti, una luce ambiente al 100%, una luce flash al 100%, una fusione di flash che influisce sul soggetto per il 90% ma nulla sullo sfondo.

Andiamo per ordine: la prima immagine del mio piccolo amico è il tipico scatto che si ottiene in normale luce giorno, la Nikon full frame richiede pochissimo impegno e gioca facile potendosi “appoggiare” a valori di estrema sicurezza per una giornata con una discreta luce ambiente. Il 70-200 2.8 è impostato a f/4.5 con un tempo di 1/200″ con focale 200mm a iso 200, insomma tutti i numeri da manuale per ottenere un soggetto nitido e un bokeh morbido, piacevole, privo di elementi di disturbo.

Non potrebbe andar meglio, tempo di sicurezza, diaframma appena chiuso per aumentare l’incisione, sensibilità nominale, tutto come dovrebbe ed infatti il risultato è ottimo con un impegno di tempo e soldi decisamente abbordabile. E’ un immagine che fa colpo, non solo per il soggetto bellissimo ma per la separazione tra il primo piano e lo sfondo ma alla fine è un’immagine “semplice” che chiunque può realizzare con un “click” tipo mordi e fuggi.

nikon d3

nikon d3

Su di un livello completamente diverso (quello “impegnativo” per intenderci) ho messo invece lo scatto realizzato in un normale appartamento, allestito come uno studio con diversi punti luce a ricreare un’atmosfera da set pulita ma riconoscibile. Qui l’impegno è davvero tanto, la parte dietro a destra è un’enorme vetrata di cui ho recuperato la trasparenza con un monotorcia da 1200 w/s riflesso sui mobili all’interno della cucina.

La difficoltà nasce quando si mette una luce davanti al soggetto perché questa crea inevitabilmente delle ombre sullo sfondo e se la luce frontale è piuttosto forte rende scuro e poco piacevole la parte dietro al soggetto: come principio ogni volta che aggiungo un flash davanti penso di doverne aggiungere almeno due dietro.

In più la presenza di una vetrata impone di sovraesporre di almeno uno stop per evitare il riflesso della luce principale e mantenere la credibilità del luogo, fornendo però anche un piacevole “verso” alla luce di fronte al soggetto. Il problema della parte a sinistra è risolto in modo simile posizionando un monotorcia dietro ad una porta a vetri satinati (che ben funge da diffusore) ed un potente generatore da 2400 w/s ad illuminare la scala che porta al primo piano. Frontalmente “solo” un piccolo generatore da 600 w/s con un beauty-dish a conferma che la parte più impegnativa del lavoro si svolge dietro e non davanti al soggetto quando si tratta di set complessi come questo.

topis apr 2015_0212 topis apr 2015_0223

Tutta questa preparazione richiede circa due ore di tempo ed è essenziale perché i bambini piccoli non hanno una resistenza molto prolungata sul set ed il modo migliore di procedere è quello di creare prima di tutto una bella luce, pulita ma anche che funzioni da angolature differenti, in modo da poter seguire il soggetto senza poi doversene preoccupare a servizio cominciato. Il tempo per lo scatto si riduce ad una decina di minuti: gli scatti sono però ancora una volta in estrema sicurezza, liberi dai vincoli della luce ambiente si può regolare tutto per gestire ombre, luminosità dello sfondo, riflessi sul viso e tutto con la altissima qualità di uno scatto (stavolta in medioformato digitale) realizzato ad 1/400″ diaframma f/4.5 150mm iso 100. Di nuovo numeri perfetti anche per uno scatto realizzato in casa verso sera, incisione altissima, dettagli, niente micromosso, effetto flash naturale.

Il dettaglio degli occhi ben rappresenta il buon risultato di tanto lavoro, impegno e attrezzatura.

 

topis apr 2015_0212cut

hasselblad H4D 150mm

hasselblad H4D 150mm

E per finire l’assetto luci più complicato della giornata aggiunge una variabile che va gestita in modo molto preciso con un’attenta ricerca del miglior compromesso possibile.

Questo è lo scatto al limite di tutte le possibilità tecniche della giornata, se come me non volete accontentarvi e volete strafare lasciando la sensibilità al minimo (iso 100) anche lavorando coi flash. Beauty-dish frontale, imbottitura con generatore che viene dalla scala sulla destra assieme a quella riflessa sul soffitto, tutto conservando quel filo di luce naturale dietro alla finestra sullo sfondo. Lo scatto è un diaframma f/5.0 col 150mm realizzato con un monopiede manfrotto  ad 1/15″ (fuori era circa 1/60 f/5.0 di un pomeriggio di pioggia) e qui ci vuole davvero tutto, mano fermissima messa a fuoco precisa e perfino la sincronizzazione flash sulla seconda tendina e il sollevamento manuale dello specchio per evitare che il mio amico reagisca allo scatto muovendosi.

Dal pozzetto l’immagine non si vede più quindi lo guardo diretto in faccia, in apnea con la mano sullo scatto. Bandite le raffiche, poche possibilità e tante difficoltà ma quanta soddisfazione, che gusto uscire con una foto così piena di ragionamenti, così semplice ma complicata…insomma tutti mi chiedono “ma non si può fare con meno?” Forse si ma in fondo la fotografia a modo mio è  Passione è il traguardo in cima alla salita è una conquista. Scattarne tante pensando che qualcuna buona ci sarà non è per me, non mi interessa.   Grazie Luli per quei bellissimi dieci minuti.

topis apr 2015_0066

topis apr 2015_0066cut

Posted in Blog | Tagged , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Gufi pipistrelli e fantasia

replaid_0077

Un Servizio Fotografico Professionale è il racconto di una storia.

Clienti diversi, con un background diverso, portano un prodotto (anzi il loro prodotto, che loro conoscono bene anche se magari sotto una “luce” un po’ troppo piatta) e te lo presentano. Se sei fortunato il cliente è un’agenzia, già abituata a ragionare un po’ fuori dai soliti schemi magari proprio in cerca di quel guizzo che porterà la loro immagine su di un piano diverso.

A te il compito di chiudere gli occhi e giocare ad immaginare come ciò che hai tra le mani possa emozionarti, come vederlo così, come nessun altro lo aveva mai visto prima, questo è il primo passo che distingue veramente un fotografo da chi più banalmente scatta solo foto di ciò che vede senza creatività.

replaid_0177

L’agenzia, mamma di questo prodotto, mi conosce professionalmente da anni ed è ben contenta di poter presentare il prodotto sotto una luce ben diversa da quella abituale. Il cliente è un’associazione di Reggio Emilia, si chiama Re-Plaidè un progetto collettivo che ruota intorno a un’idea: creare plaid, puppets e oggetti unici dal riciclo dei maglioni usati. 
Nasce da professionisti provenienti dalla grafica e dalla comunicazione che hanno unito le loro competenze per lavorare in rete in una fase critica dell’economia che ha cancellato i loro posti di lavoro. 
Come associazione Re-Plaid promuove progetti di lavoro e di riciclo creativo che danno trama, filo e cuciture alle esperienze di solidarietà e allo sviluppo di un’economia sostenibile.

Il prodotto da fotografare è oggettivamente bellissimo, cosa che non guasta mai…ma per raccontare una storia di gufi e pipistrelli serve un set notturno ed una location tipo un bosco, non certo il fondo bianco di uno studio, almeno per chi come me non ama appoggiarsi troppo su scontorni e postproduzione.  Scrivere una storia così richiede un sopralluogo, un allestimento, una luce molto protagonista e ovviamente una macchina fotografica che supporti la fantasia del gioco.

Scelgo un parco, un pino caduto per la troppa neve, porto le bestie a fare un giro e scatto due foto per valutare gli ingombri; la foto test piace già così ( ?! ) ma è lontanissima da ciò che ho in mente, manca ancora quella luce protagonista che volevo io.

_XP11817 _XP11826 _XP11832 _XP11842 _XP11845 _XP11843

Quindi il giorno del servizio porto con me un generatore portatile a batteria della Profoto, configurato con un accessorio che amo sempre molto, la grande testa Profoto con lente Fresnel che produce una bellissima luce tipo cinema, oltre 30 cm di diametro, a 4 metri produce un f.18 a iso 100 con 600 w/s di emissione luminosa, oltre al corredo H4D, macbook pro, triggers Pocket wizard, cavi e tutto il resto.

In un set che durerà diverse ore la grande marcia in più data dal controllo completo delle luci è anche poter preparare un flusso di lavoro in cui la differenza tra uno scatto e l’altro sia minima: la temperatura colore differisce al massimo di +/- 50K e l’emissione del lampo al massimo di 1/75 di diaframma tra un lampo e l’altro.

Per fare la magia occorre ancora oscurare la luce del sole che ormai alle 11 del mattino “sporca” il mio bosco notturno: la hasselblad H4D consente un sincro flash fino ad 1/800 di secondo e ci sta perfettamente, il sole “non c’è più” .

replaid_0159

replaid_0068

replaid_0056

replaid_0050

replaid_0040

replaid_0022

L’idea di base quando si parla di “overpowering the sun” è generalmente creare una drammatizzazione del soggetto saturando lo sfondo, rendendo più cupe le nubi ad esempio ma noi vogliamo fare notte quindi bisogna sparare forte davvero, pur con un’unica sorgete luminosa, per lasciare ombre molto chiuse e colori estremamente saturi. L’idea insomma è di creare un’immagine talmente forte da sembrare realizzata in studio avendo invece portato la luce all’aperto.

Anche l’ottica deve “stravolgere un po’ i normali equilibri“, quindi monto il 28mm HCD hasselblad, un grandangolo piuttosto spinto per un medioformato grande come quello hasselblad, che ha però una correzione talmente ben curata da poterlo usare per mettere a fuoco a pochi centimetri restando piacevolissimo.

L’immagine risulta di una qualità altissima, l’enorme quantità di luce, un diaframma molto chiuso, un’ottica speciale, la bassa sensibilità  usata…tutto contribuisce a raggiungere un’incisione, una saturazione ed una profondità del colore davvero notevoli.

replaid_0022det

La magia è fatta, la chiamo magia perchè con l’esperienza ciò che vedono gli occhi sul set prima di scattare ha già lasciato il posto all’immagine che tutti questi numeri  hanno costruito nella mia mente. La luce del giorno che vedo sparirà, dietro ai rami sarà nero, il colore dei maglioni sarà prepotentemente protagonista, gli animali notturni saranno protetti nella mia piccola foresta.

L’ultimo tocco che resta da dare è una “sporcata” alla luce, altrimenti troppo precisa e ripetitiva ma bastano due rami mossi proprio davanti al fresnel durante lo scatto. Direi che ci siamo, la mia storia di oggi con Re-Plaid è pronta per esser raccontata.

hasselblad h4d 28mm

hasselblad h4d 28mm

 

Posted in Blog | Tagged , , , , , , , , | 2 Comments

La ricerca del miglior compromesso possibile

vale_0027

1/640″  f/7.1  iso 100  50/110@65mm  Hasselblad H4D  illuminazione Profoto

C’era una volta, come in una favola, un tempo in cui prima bisognava imparare bene la teoria, essere sicuri della luce prima di esporre ed esser in grado di “prefigurarsi” quale fosse il risultato dell’interazione di luci diverse sulla scena. Poi arriva il digitale e chi non è esattamente un vecchietto cambia tante cose (non solo la reflex) ma soprattutto l’approccio allo scatto, diciamo in modo un po’ riduttivo che si tende a scattare subito e poi controllare il risultato a monitor per poi eventualmente apportare correzioni. E questo purtroppo non è solo un modus operandi degli amatori da snapshot ma anche di molti professionisti.

Un aspetto attuale ed interessante ancora oggi è invece la ricerca del miglior “compromesso” possibile, cioè di come miscelare i parametri TEMPO DIAFRAMMA SENSIBILITA’ per ottenere il risultato globalmente migliore.

Non a caso l’ho voluta chiamare “ricerca” perché il bello è che non si tratta di un aspetto fisso, certo, che si possa leggere sui manuali, si tratta piuttosto di una ricerca legata ad ogni macchina ad ogni obiettivo ad ogni condizione di luce.

Partiamo da un pizzico di teoria, che io amo sempre molto:

8013

 1/45″  f/5.6  iso 100  nikkor 70/200@86mm  Nikon D2x

tempo: veloce, potendo, sì…perché ferma tutto ed aiuta mani anche non eccezionalmente ferme, una piccola regola che tutti dovrebbero sapere (e poi usare) è che come riferimento generale si tiene la formula: tempo di sicurezza più lento possibile è il reciproco della focale cioè 1/lunghezza focale. In pratica montando un 50mm è bene usare tempi di 1/50 di secondo o più veloci (quindi 1/125 1/250 1/500 e così via, io mi sono preso delle libertà nelle immagini di questa pagina, forse anche qualche rischio calcolato).

Però sulle reflex non full frame (cioè non dotate di sensore grande che misura come la vecchia pellicola un’area di circa 24x36mm) bisogna considerare un “crop” cioè un ritaglio dell’immagine che trasforma il nostro 50mm in una ottica corrispondente di circa 75/80mm in base alla macchina su cui si monta. Quindi il tempo di sicurezza non sarà più 1/50 di secondo ma 1/80 di secondo…cosa che se montiamo uno zoom 70/200 e lo usiamo a 200mm sposta il tempo di sicurezza ad almeno 1/300 di secondo.

Se siamo “fortunati” in questo caso potremmo spesso contare su di uno stabilizzatore di immagine ottico che ci regalerà 2 o 3 stop di tranquillità in più riportando il nostro 1/300 di secondo a valori attorno ad 1/60 di secondo (pura magia).

7925

 0,7″  f/5.6  iso 100  nikkor 70/200@70mm Nikon D2x a mano libera

Diaframma: se parliamo di compromesso (e non di profondità di campo, almeno per stavolta) significa che operiamo in condizione di luce scarsa e che saremo tutti, indistintamente, schiavi del diaframma più aperto possibile disponibile sulla nostra ottica. Salvo casi eccezionali limitati ad ottiche di grande valore (e costo) il diaframma completamente aperto non ha un’incisione né strepitosa né vicina a quella che avrebbe se potessimo concederci di chiudere un paio di stop (quindi a volte vale la pena farlo)

_XP10121bn

 1,2″  f/11  iso 800  18mm Fuji Xpro1 in appoggio a mano libera

Iso: a questo punto se potessimo (ma intendo se DAVVERO potessimo) alzare la sensibilità a piacere saremmo a posto. Questo è un enorme “se” per come la vedo io perché se è vero che le reflex moderne vantano numeri di Iso incredibili è però altrettanto vero che la teoria dice “perfettamente usabile fino a 125.000 iso” ma la pratica poi a 800 già mostra le prime differenze, a 1600 il rumore diventa evidente, a 3200 usciamo della porta di un servizio professionale ed entriamo in un artistico che preferisco non considerare.

_MAR8610

1/10″ f/3.2 iso 1600 14/24mm@14mm Nikon D3 flash sb 600 con diffusore, sync lento II tendina

Questa la premessa teorica ma come si fa quindi a sapere dove si trovi il mio compromesso migliore? Suggerirei di fare delle prove per conoscere quali siano i punti di forza ma anche le “zone off limit” della nostra attrezzatura: serve un cavalletto stabile, una luce costante, uno scatto su di un soggetto con molti dettagli e poi si parte dallo stesso scatto, esposizione identica, variando il diaframma (ed in proporzione il tempo) da un estremo all’atro. Se siete pigri vi anticipo che di norma la parte migliore è quella col diaframma a metà tra gli estremi ma se speravate che vi avrei detto due numeri da impostare fissi sulla macchina per risolvere ogni problema…beh stavolta il consiglio è “fate qualche prova” poi guardate i risultati e meditate sui valori dello scatto chiedendovi (o magari chiedendolo direttamente a me) se avreste potuto cambiare qualche “numero” per migliorare la vostra foto . (Spesso ad esempio le macchine restano settate su una sensibilità Iso che NON è quella nativa, cioè quella normalmente più bassa, anche quando una sensibilità maggiore non è necessaria).

Quindi attenzione: non basta fare degli scatti di prova e “guardarli”, bisogna guardarli accoppiati ai valori di scatto utilizzati ok?

E’ un invito a riappropriarsi del diritto di scegliere come fare una fotografia, a riscoprire che ci sono differenze e interpretazioni, a non cedere alla pigrizia di usare solo il pulsante di scatto con il selettore inchiodato su P .

Insomma avete voluto a tutti i costi una reflex, magari l’avete perfino cambiata dopo l’uscita del modello nuovo solo perchè altrimenti il vostro telefonino avrebbe avuto più pixels dei vostri 2 chili di attrezzatura…adesso chiedetevi se la state usando al 100% oppure no  ;-D

lido Po_0018

1″ f/22 iso 100 HCD 28mm Hasselblad H4D cavalletto manfrotto 

 

Posted in Blog | Tagged , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Un profano, a motore, all’Eroica 2014

Mi ero molto documentato sul tracciato dell’Eroica, preoccupato com’ero di doverla seguire in moto, immaginando orde di ciclisti agguerriti che mi avrebbero guardato storto impegnati com’erano nella Loro Eroica.

Io arrivo sabato, un minuscolo centro si è già trasformato nel cuore di un evento mondiale che ognuno vive a modo suo, zeppo di persone che anche le signore di una certa età guardano dalle finestre delle case col sorriso sul faccia. Mi accoglie il mercatino, coi suoi pezzi storici e mi afferra letteralmente per un braccio per raccontarmi (mostrandomi un giornale, immagino per la centesima volta ma con l’orgoglio che la fa sembrare la prima emozionata volta) di quando le bici correvano con lunghissimi rapporti dietro alle moto…ma “bisognava spingerle tanto prima di partire“, e poi la moto decideva chi avrebbe vinto perché anche la guida faceva la differenza…Così in un attimo è passata quasi un’ora ma porto con me la prima emozione di chi mi ha detto “ed io c’ero sa?”

La festa comincia già sabato e tra abbigliamento, bici e baffi d’altri tempi mi accorgo con piacere che tutti abbiamo voglia di festeggiare, direi quasi di celebrare la bicicletta, non solo blasonati cimeli ma Biciclette, quelle vere, quelle che oggi non sono più “vecchie” ma gloriose nella loro semplicità. Il paese è pieno di strani esemplari che attirano l’attenzione, la l’eroica (quella vera intendo) non è ancora questa…

_ERO0173

_ERO0223 _ERO0258 _ERO0493 _ERO0492 _ERO0179

 

Domenica mattina il percorso è perfetto (certo, io giro in Bmw…) e me la godo…l’inizio è una sfilata di facce e costumi, ancora fin troppo precisi per la polvere che mi aspetto arrivi a breve, ma vale di sicuro la pena fermarsi per qualche colpo d’occhio (verso il castello di Brolio)

 

Tra tutti anche gli amici di Ciclismo Classico che spesso mi sopportano, anche se come dicono loro ” that’s not the right bike, cheater ! ”  😉

_ERO0769

_ERO0996

_ERO0883

_ERO0972

Vi lascio con le due immagini che più mi hanno colpito e fatto sorridere di questa lunga giornataquesta è senza dubbio una delle più belle viste a Gaiole in Chianti, lui sullo sfondo con qualche anno in più, si tocca leggermente il cappellino per omaggiare le due più giovani donne che lo sorpassano. Gesto spontaneo d’altri tempi, bellissimo simbolo di questa manifestazione. 

_ERO0541

Qui invece ultimo strappo della salita di Volpaia, vera sfida del percorso di 75 km, a pochi metri dal secondo ristoro. Si arriva dopo un’interminabile strada di terra e ghiaia che costringe i più a scendere e camminare, due uomini mi passano davanti, sono sicuramente padre e figlio, stesso viso stessa espressione distrutta ma serena, forse vent’anni di differenza eppure due gocce d’acqua. In cima alla salita il figlio accompagna la bici del padre sugli ultimi metri, così, senza parlare eppure comunicando tante cose.

_ERO1008

 

La facciamo anche nel 2015 ?   ;-D

 

 

Posted in Blog | Tagged , , , , , | 2 Comments

Stampa fotografica, inkjet laser lambda

Vi sottopongo “giocosamente” un test che è in realtà una seria richiesta di un parere professionale, non a caso rivolto proprio a voi.

Ultimamente sono sommerso da persone con la verità in tasca che cercano di convincermi del loro punto di vista sulla stampa.  Io sono convinto, fermamente convinto, che chiunque si occupi e ami la fotografia non può prescindere dallo stampare, perché è sulla carta che si gode di una foto, senza monitor mediocri e tanto meno smartphone ad interpretare le nostre scelte.
Vi chiedo quindi di leggere queste dieci affermazioni sentite questa settimana da due differenti esperti del settore, che chiameremo fantasiosamente Davide e Manuel (scelta originale visto che sono i loro veri nomi di battesimo) di due diverse compagnie di stampatori.
Vi chiedo di commentare sotto al post, seguendo l’ordine delle affermazioni, scegliendo un valore tra: VERO – IMPRECISO – BULLSHIT
e vorrei aveste anche il coraggio di firmare il vostro punto di vista, se siete qui è perché vi ritengo pareri professionali e interessanti nel settore.   Io per ora non esprimo il mio parere, vi lascio alle affermazioni sentite, grazie per il vostro contributo importante.
  1. – il mondo della stampa fotografica va verso i foto album piuttosto che sulle stampe singole su carta
  2. – la stampa tradizionale (laser e lambda) è la vera stampa di qualità, non la getto d’inchiostro
  3. – se vuoi stampare come si deve, cioè come un professionista, devi abituati a post produrre e consegnare gli scatti in sRGB che è meglio del Adobe RGB
  4. – fossi in te scatterei direttamente in jpg con profilo sRGB così poi anche la post produzione viene meglio
  5. – da test fatti i raw e i tiff sono inutili, in fase di stampa non servono a niente e non fanno altro che “imballarti il computer” 
  6. – La stampa a getto d’inchiostro in bianconero sul fineart viene fatta senza inchiostro colore, cioè solo coi serbatoi di nero e/o grigio delle stampanti
  7. – un file PDF non può essere usato per stampare immagini con una risoluzione fotografica pari a quella di un jpg di alta qualità 
  8. – i software dei servizi online girano su Windows perché ancora oggi il 90% degli utenti non ha sistemi Mac ma solo pc
  9. – un occhio non attento non distinguerà una stampa di un file proveniente da una reflex full frame rispetto ad una medio formato 
  10. – grazie alla sensibilità delle macchine fotografiche moderne l’uso di luci aggiuntive in servizi come i matrimoni in chiesa è del tutto superfluo. 

 

Grazie per il vostro contributo, cosa si vince? Niente, ci mancherebbe 😉
Posted in Blog | Tagged , , , | 19 Comments

Fotografia Europea gli scatti della mostra a Reggio Emilia

Posted in Blog | Tagged , , , | Leave a comment

Colorbox Fotografia europea 2014 passione e tecnica

Apro con due immagini, giusto per sporcare il foglio e proiettarvi nel Colore pieno di questa ricerca:

Perchè una ricerca abbia significato (e si distingua da una semplice serie di foto messe assieme) deve avere:

  1. un’idea iniziale da sviluppare
  2. una fase di realizzazione con tante piccole correzioni in corso d’opera
  3. una coerenza finale che leghi le immagini in un progetto finito

Punto primo, idea iniziale:

dopo tanto amatissimo bianconero, che raccoglie in modo piuttosto facile il consenso di tutti, volevo buttarmi sul colore, anzi “nel” colore, pieno intenso, profondo… e la scelta, anzi la sfida, doveva necessariamente cadere sul rosso. E’ un colore difficile, sia per i sensori che per le stampanti, sporca l’incarnato, spegne molti dettagli, è antipatico per molti aspetti. E proprio per questo ben rappresenta la mia idea di ricerca-sfida

poi volevo fotografare delle persone, assolutamente normali (nel senso di non cadere su modelle professioniste) e confrontarmi con figure intere, magari con un punto di vista più divertente e creativo del solito “normale” 80 millimetri del medioformato

poi volevo una location che non fosse in alcun modo legata o riconducibile al mio studio, anzi volevo avesse un qualcosa di surreale, minimale ma con un suo carattere in cui racchiudere tutto questo, quindi  COLORE – PERSONE NORMALI – LOCATION E PUNTO DI VISTA DIVERSI DAL SOLITO questa l’idea iniziale.

Punto secondo, la realizzazione:

pannelli in legno, smalto, pedana sopraelevata, test luci, fumo ma soprattutto la composizione dello staff per arrivare al punto 3: legare gli scatti con la coerenza necessaria ad una ricerca.

Una ulteriore difficoltà era rappresentata dal voler usare ragazze con taglie “vere” e non modelle con misure uniformate standard vestendole con abiti particolari, il cui fitting andava gestito all’ultimo momento. Con mia grande fortuna ha sposato il mio progetto uno stilista fantasioso, creativo e con una manualità eccezionale, Diego, che ha abbozzato i suoi abiti a Milano per poi completarli sulle ragazze qui in studio a Reggio Emilia: è plastica, tutta, semplicemente plastica, dalle buste che contengono gli abiti agli scarti rimasti dal taglio dei tessuti al laser, il tutto condito con colla a caldo e scotch.

Un concept unico, in cui idea, progetto e realizzazione escono dalle mani di un vero artista cui mi sono appassionato fin dal primo incontro. La magia è che pur non avendo nulla di concreto da mostrargli (era novembre 2013 ed io avevo realizzato solo un piccolo modellino del mio ColorBox) Diego ha capito interpretato e tradotto la mia visione in una materia corposa e preziosa come meglio non avrei saputo immaginare. E con lui l’altra appassionata fuoriclasse del mio progetto, Debora, ha saputo fare altrettanto realizzando 9 look di trucco e parrucco assolutamente estrosi, magici e teatrali, con spugna, corda, tempere…insomma davvero un grande staff.

 

 Piccolo angolo della tecnica spicciola, riservato esclusivamente ai maniaci del settore, borsoso e incomprensibile ai più (siete avvisati) : 

questa ricerca è nata anche per enfatizzare tutte le caratteristiche che fanno di un corredo coi fiocchi uno “strumento di piacere fotografico…” quindi per gli scatti ho utilizzato esclusivamente hasselblad h4d che forte di un CCD medioformato con risoluzione nativa a 16bit rappresenta il top per catturare la pienezza ed i dettagli di uno smalto rosso come questo. L’otturatore centrale permette di scattare (in questo caso)  a 1/500 di secondo a f.11 sincronizzando perfettamente la luce dei generatori Profoto da 2400 w/s, la bellissima ottica 28mm HCD hasselblad ha una resa uniforme e perfettamente incisa fino ai bordi e ciò significa poter scattare (con un grandagolo equivalente al 21mm nel formato 135mm) posizionando gli occhi della modella fino al bordo dell’inquadratura con una resa eccezionale.  Una incisione perfetta (binomio ottica e sensore di alto livello) è tra l’altro importantissima perchè di fatto questa è una “luce piatta” che non enfatizza in alcun modo i dettagli, perchè non ha un verso (il classico tre quarti) quindi si rischiava di avere un risultato con poco carattere e pochi particolari.

Qui ad esempio potete ingrandire in misura reale un dettaglio al bordo estremo dell’inquadratura nella parte alta:

hasselblad h4d e 28mm 1/500 sec f.11

Il mirino a pozzetto è perfetto per inquadrature con la macchina poggiata sul pavimento ed inclinata verso l’alto e tutto ciò significa realizzare uno scatto quasi perfetto senza necessità di intervenire in fase di postproduzione, insomma con una velvia il risultato sarebbe stato altrettanto emozionante 😉

La vera chicca tecnica resta però quella della combinazione della luce (a sn nikon d3 luce ambiente neutra, a dx hasselblad h4d con profoto a due colori):

per non desaturare l’immagine ho scelto di utilizzare due colori complementari (rosso e verde in questo caso) senza aggiungere alcuna luce “bianca” e lasciando che una parte neutra si ricreasse per fusione di questi due colori, cosa molto evidente se prendiamo un dettaglio ingrandito di un occhio:

 

tenendoli separati (filtrandoli cioè con le gelatine prima del passaggio alle griglie) ho creato zone totalmente verdi, zone totalmente rosse e passaggi tramite il bianco molto netti che non avrebbero potuto convivere se non in questo modo. L’effetto è molto ben evidente se guardate il dettaglio (non postprodotto) ingrandito della seggiolina bianca usata in apertura, in particolare sullo schienale:

 

Il colore risultato è talmente intenso e ben separato da risultare complicato anche in fase di stampa, il compromesso migliore è stato raggiunto con una carta Hahnemuhle stampata a getto d’inchiostro con stampante Epson e inchiostri UltraChrome K3 poi plastificata (opaca, per necessità) e montata su dibond da 3mm

Grazie a Debora Corbelli per Francesca Sesler Team Nenè, a Diego Taibi per gli abiti, alle ragazze che hanno lavorato con noi e a Giada Marchi (oneplayer.it) per la postproduzione. Le stampe sono realizzate da Photohouse di via del Giorgione 2/f di Reggio Emilia poi montate su pannelli dibond dalla Multigrafica di Cadelbosco di Sopra (Re).

 


Posted in Blog | Tagged , , , , , , , , , , | Leave a comment

Diavolo di un fotografo :-)

Fotografare un diavolo non è mai facile, fotografarne otto quasi un’impresa, ma questo ogni genitore lo sa benissimo 😉

Grazie anche a Giada che ha realizzato assieme a me questo regalo creando per ognuno un calendario diverso e bellissimo.

hasselblad h4d

hasselblad h4d

hasselblad h4d

hasselblad h4d

hasselblad h4d

hasselblad h4d

hasselblad h4d

 

E questi sono un po’ di “scarti” recuperati dallo shooting in studio

Posted in Blog | Tagged , , | Leave a comment